Capo d’Orlando, genesi di una borgata
di Giuseppe Ingrillì
Nella descrizione della storia dell’Autonomia di Capo d’Orlando si è sempre considerato l’intervallo di tempo che comprende gli anni che vanno dal 1919 al 1925, alcune volte retrodatando fino al 1908, quando una rappresentanza degli abitanti dell’allora frazione di Naso, si recavano a Messina per chiedere più servizi per i cittadini della marina.
Questo limitarsi nell’analisi storica, di fatto lascia numerose zona d’ombra in quella che è la formazione e lo sviluppo della borgata, continuando ad accettare che la progressione urbana del centro si leghi al suo castello, posto in cima al colle, o in alternativa che sia stata la chiesa costruita nel 1600 a dare l’avvio allo sviluppo.
In realtà i ruderi del castello che arrivano ai nostri giorni raccontano un passato ancor più ignoto, perso nelle pieghe della storia, incerto nella sua costruzione e quindi datazione, inquadrato in una funzionale e utile necessità per il controllo del territorio.
Il castello con il passare dei secoli, si lega al toponimo di Capo d’Orlando, anzi ne diventa un’unica cosa, escludendo la presenza della borgata che si sviluppa alle sue pendici in un momento imprecisato e in apparente spontaneità.
Sulla chiesa non abbiamo nessun tipo di documentazione o menzione che la leghi a qual si voglia insediamento.
Oggi, la ricerca e la riscoperta storica aiutano a determinare date, consentendo di dare risposte a domande forse mai poste o ritenute scontate.
A quando è possibile datare l’origine del centro urbano di Capo d’Orlando?
A questa domanda negli ultimi anni si è data risposta attraverso la riscoperta dei documenti d’archivio, tra questi spicca il documento riportato nella Cronologia dello Stato e Contea di Naso del 1664, del Dr. Vincenzo Villapinta, trascritto nel 1987 da Antonino Palazzolo e mai edito. Il testo contiene per oggetto una richiesta per la fondatione e populatione della nova terra di Capo d’Orlando. Tale titolo non sembra avere i requisiti giusti per essere considerato come atto di fondazione del borgo, mantenendo come riferimento il solo luogo geografico e venendo riconosciuto il possibile insediamento sotto il titolo distintivo di Fego di Muscali. Le successive procedure, tendenti a definire un ambito amministrativo e giurisdizionale, sembrano più il tentativo per poter ricavar titoli nobiliari anche nell’ottica di una futura rivendita. Questa operazione sembra ricalcare quella già vista e posta in opera a San Gregorio nel 1597, quando il nuovo proprietario della torre dei Quadaranini, Francesco Lo Cicero, cercò di proclamarsi barone delle terre di San Gregorio, slegandola da Naso e finendo prontamente stoppato dal Conte Girolamo Joppolo. Questa volta l’iniziativa sembra prendere avvio dal Conte di Naso e Barone di Sinagra Don Girolamo Joppolo Ventimiglia, che tenta di mettere a rendita le terre sotto il castello, ma a quanto pare non con il successo sperato. Questo perché la marina era considerata poco salubre, soggetta a febbri malariche per la natura acquitrinosa del terreno, oltre al fatto che l’insediamento si trovasse troppo vicino alla costa, per i pericoli dell’epoca, esponendo gli abitanti ad improvvisi sbarchi corsari, specialmente di notte, come quelli già verificatisi a partire dal 1524. Possiamo affermare che stante le cose non è facile considerare questo documento come il momento in cui si sviluppa un centro urbano appellato Capo d’Orlando. Altri documenti datati 1716, che si trovano nell’Archivio storico di Palermo, forniscono un più preciso riferimento, dando nella dimensione della consistenza demografica della popolazione residente nella fascia costiera di Naso, una presenza nel termine “casale”. Questo generico appellativo, incluso in una più certa elencazione delle contrade, sembra avvicinare il “casale” al toponimo di Capo d’Orlando. Questo il passaggio riportato […] vi sono quantità di persone che habitano di continuo di casa e famiglia come sono quelle che habitano nel castello et casale di detta terra di Capo d’Orlando. Il fatto nuovo è che adesso il casale sembra essersi aggregato e sviluppato ai piedi del monte, lì dove è sempre stato considerato come nucleo originante. Sembra prendere inizio l’identificazione del toponimo con il casale.
Le mappe storiche, al pari dei documenti cartacei, sono preziose testimonianze della presenza umana e possono in taluni casi fornire possibili risposte a molte domande.
Questo avviene grazie ad una in particolare, realizzata dal Maresciallo prussiano e cartografo, Samuel Von Schmettau e datata 1719-1721.
L’analisi visiva per quanto riguarda la nostra zona d’interesse, ci dà la possibilità di rilevare un mutamento significativo della rappresentazione grafica del Capo d’Orlando. La mappa che risulta essere fedele nel riportare gli insediamenti sulle coste, non lo è altrettanto per la parte più interna della Sicilia. Ma tant’è che questa affidabilità oggi ci permette di avere un quadro abbastanza certo del territorio della marina di Naso. In carta è segnalato il toponimo Capo d’Orlando con a fianco il segno grafico del castello, ma oltre a questo fornisce una interessante rappresentazione delle strutture significative presenti attorno, riportando la presenza di un fundaco, oggi in località San Martino, la contrada San Gregorio, oltre a quella di Drago più a est, molto popolata e per ultimo a distanza, la torre di Malvicino. In questi dettagli, fedeli e già sorprendenti, il cartografo disegna anche alle immediate pendice del monte due rettangoli rossi, che stanno a significare una presenza umana fuori dal contesto del colle. Di fatto sembra essere rappresentato il momento in cui nella storia possiamo fissare il passaggio dal Capo di Orlando, rappresentato come punto geografico, a Capo d’Orlando potenziale insediamento in riva al mare. L’intervallo di tempo tra il documento, il 1716 e la mappa 1719-1721, ci fornisce la ragionevole certezza della nuova sovrapposizione tra il castello di Capo d’Orlando e il casale.
Nessun’altra mappa conosciuta prima avrà tale rappresentazione, sia chiaro, almeno fino ad oggi. A fornire ulteriori informazioni, cento anni dopo nel 1822, ci penserà un viaggiatore russo di nome Norov, che passando e doppiando il Capo d’Orlando, realizza un disegno che lo rappresenta. Il Norov non si limita a disegnarlo permettendoci di cogliere particolari inediti e sconosciuti, come il semaforo ottico sulla collina del trabucco, ma ne descrive anche i luoghi visitati … sulla pianura rivierasca, si trovano le case degli abitanti, che somigliano più a magazzini. Balza agli occhi la veduta di un promontorio glabro e di una marina sabbiosa su cui spiccano due caseggiati con tetto a falda, abbastanza lunghi con delle finestre cadenzate da sembrare dei veri e propri magazzini. Tra i due blocchi identici è presente una rigogliosa vegetazione con alberi molto folti. Il disegno in qualche modo riporta alla memoria la mappa dello Schmettau.
Questo secondo disegno fornisce la continuità storica sulla presenza umana nella marina, contrassegnando così due luoghi vicini che vengono identificati con lo stesso nome.
Nell’intervallo 1837-1853, la mappa del catasto borbonico, restituisce graficamente un nucleo abitato sotto il titolo di Capo d’Orlando. Il borgo si estende parallelo alla costa e sembra un po’ più popolato. Adesso Capo d’Orlando ha la rappresentazione di un insediamento, con una progressione urbana.
Continuando la nostra carrellata attraverso la lettura delle mappe, troviamo testimonianza nel 1883 (Fig. 4), quando il capoluogo di Naso presenta, nel tentativo di regolamentare lo sviluppo urbano della borgata marinara il P.R.G., a firma di Silvestro Marciante. L’elaborato, oltre che a determinarne lo sviluppo in una forma razionale, restituisce anche la struttura del costruito della borgata. Il piccolo agglomerato appare come una struttura a blocchi compatti, quasi chiusi e serrati nella compattezza dei pochi fabbricati.
Questo piano non vedrà applicazione e passeranno altri anni in cui le informazioni saranno limitate a racconti e resoconti ma senza fornire una dimensione grafica che rappresenti lo stato dei luoghi.
Trovano grande giovamento per la borgata orlandina, le azioni intraprese a partire dal 1907 per le campagne antimalariche nella provincia di Messina, grazie al Resoconto della campagna 1909 del dott. C. Coniglio nella zona di Capo d’Orlando Zappulla, che riporta che ove la bonifica sia stata eseguita, come a Capo d’Orlando, la malaria può dirsi sparita. La borgata così risulta una delle cinque in provincia di Messina a vedere debellata la malaria, questo determina miglior incentivo per trasferirsi nella marina.
Capo d’Orlando riappare nei documenti ufficiali nel 1910, quando il Comune di Naso pubblica una nuova ipotesi progettuale di regolamentazione urbana. Nel 1907, il capoluogo cerca di venire incontro alle necessità di sviluppo della marina dando incarico all’Ing. Luigi D’Amico di redigere un nuovo piano regolatore, ma il fato volle che il terremoto di Messina seppellisse anche lui sotto le macerie, lasciando di fatto l’incarico sospeso. A lui subentra Eliodoro Drago nel 1908, che ipotizza uno sviluppo urbano non più limitato al piano della fiera, ma lo estende fino a lambire la Piana di Capo d’Orlando. Il progettista traccia strade rette, ampie per il tempo, che si dipartono dalla stazione. E’ da lì che si genera l’espansione, lo scalo ferroviario diventa il centro del progetto, mentre la piazza Duca degli Abruzzi rimane periferica. La progettualità cuce e connette nuovi spazi pubblici come la piazza fontana, che viene collegata da una via che si innesta in obliquo rispetto al resto della maglia di strade e isolati e diventa asse di collegamento alla piazza della stazione. Tale Piano Regolatore approvato dal Consiglio Comunale di Naso l’8 febbraio 1911, a 10 maggio 1911 e in seguito per modifiche a 30 settembre 1913, viene fin da allora osservato scrupolosamente e in Capo d’Orlando sono state tracciate strade interne della larghezza di metri 13, 50. Il disegno di progetto ci restituisce anche l’istantanea di un costruito tutto parallelo alla marina.
La successiva lottizzazione del fondo Muscale, da parte della famiglia Merendino nel 1914-15, sfrutterà appieno il nuovo piano approvato, che tornerà fondamentale nella creazioni del lungo asse di sviluppo alla lottizzazione.
La borgata stenta a progredire, a poco valgono le attenzioni di Naso richiamata dal grido di aiuto dei rappresentanti eletti dalla marina. Gli orlandini adesso a gran voce reclamano programmazione e progettualità, come ferma espressione della volontà di tutti a svilupparsi in maniera moderna.
La parola “Autonomia” prima sussurrata solo nel consiglio Comunale di Naso come evento disastroso, diventa lo spauracchio che si manifesta però nelle precise richieste fatte pervenire a Roma nel 1915 dalla borgata di Capo d’Orlando. E’ celata nella forma del decentramento amministrativo, in quell’Ufficio di Stato Civile che scavalca Naso e allontana una fetta del territorio dalla madre patria. Ma si palesa anche nelle parole: acqua, fogna e cimitero che si ripetono come un mantra e che prendono sempre più forza e vigore. Naso continua a restare sorda, anzi continua ad amplificare la rabbia degli orlandini con manovre subdole e con l’indifferenza di chi si sente superiore, incapace d’ascoltare i rappresentanti politici della borgata, così dalla marina si leva un grido comune contro Naso, Autonomia!
I giochi politici, le pressioni sociali, gli appoggi di parte, non affievoliscono i disagi, non danno sollievo. La guerra del 1915-18 ha allontanato i giovani dal territorio, ma i più fortunati che ritorneranno dal fronte alla fine delle belligeranze, avranno nell’animo il dovere morale di difendere ora i bisogni delle proprie famiglie. Capo d’Orlando reclama una sua dignità, la cerca nell’espressione politica di Ernesto Mancari e nella speranza che la parola data negli accordi con l’avvocato Paterniti, candidato a Sindaco di Naso, possano finalmente alleviare i disaggi continui e quotidiani, siamo nel 1920. Poco dura la speranza di vedere risultati concreti per la borgata, già il 6 aprile 1921, con la pubblicazione del manifesto Cittadini Elettori, Ernesto Mancari denuncia il tradimento del neo Sindaco di Naso avv. Francesco Paterniti.
Adesso si ragiona di strategia, dai rappresentanti della borgata fioccano le dimissioni in Consiglio Comunale, di fatto a Naso si genera un blocco amministrativo, nessun accordo per indire nuove elezioni, l’interlocutore non è più affidabile, nessuna confidenza ai politici locali, Onorevole Faranda in testa, adesso diventa Roma l’interlocutore e qualcosa di nuovo emerge. E’ a Roma che si decidono le sorti, qui a Capo d’Orlando bisogna fare quadrato, resistere, scavare le trincee come nella prima guerra mondiale, bisogna difendersi con pazienza e attaccare con razionalità.
Sei lunghi anni durerà la contesa, dal 13 aprile 1919, giorno della prima riunione a casa Mancari fino a quel 27 settembre 1925, giorno dei festeggiamenti. Anni di strategie, di sigle che scandiranno il crescendo delle iniziative e con essi la volontà d’applicarle, Associazione Nazionale dei Combattenti, Comitato Pro-Interessi, Comitato Pro Autonomia. Ogni cambio aumenta il tasso di consapevolezza, parole mai banali ma significanti della predisposizione al sacrificio, alla rinunce, ma senza perdere mai la dignità, fino a quella convocazione a Roma del 7 agosto 1924. Lì al cospetto del Generale Antonino Di Giorgio nel gabinetto del Ministro della Guerra, quasi luogo naturale dove accettare una resa, guardando l’avversario negli occhi con fierezza, si esce dalla trincea per presentarsi al tavolo da vincitore, è sconfitta l’indifferenza, la supponenza di chi si sentiva nel giusto, si assiste alla resa del contendente. E’ lì a Roma che l’Autonomia diventa l’apoteosi di una borgata, diventa storia che si fa scatto, immortalato in una posa da eroi: cinque uomini a ritrarsi e mille idealmente alle spalle che li hanno sostenuti e che ora hanno di che festeggiare!
E così di rientro a Capo d’Orlando si predispone tutto per il giorno dell’evento. Si organizzano le manifestazioni che accompagneranno il 27 settembre del 1925, è domenica e tutti possono essere presenti. Si mandano inviti, si scrivono lettere, il Comitato Pro-Autonomia in data 8 settembre 1925 invita gli organi di Governo a partecipare e comunica ufficialmente che in data 27 settembre si terrà l’inaugurazione del nuovo Comune di Capo d’Orlando.
Momenti fissati in scatti, ricordi immortalati e impressi nella menti di quanti in quella giornata del 27 settembre videro cose mirabili, un Ministro dei Lavori Pubblici, Giuriati, che arrivava dal cielo e planava sull’acqua, cose da poter e dover raccontare ai nipoti.
Le sfide da affrontare a partire dal 28 settembre, giorno successivo alla grande festa dell’Autonomia sono tante e complesse e devono essere superate e risolte con capacità di programmazione e caparbietà.
I primi bisogni urgenti della borgata riguardavano l’acqua e la fogna. Le vecchie condutture approntate a partire dal 1904 e ampliate attingendo ad altre fonti fino al 1909 risultavano insufficienti e con scarsa portata d’acqua oltre che fangose in alcuni periodi dell’anno. Servivano anche marciapiedi e strade asfaltate. Bisognava affrontare tutto insieme, ed era una bella sfida!
Il primo Commissario fu Guido Scaffa da settembre ’25 ad ottobre del ’25, a lui successe Antonio Grillo da ottobre a novembre del 1925, per poi affidare l’incarico a novembre del 25 ad Ernesto Mancari che la ricoprì fino a marzo del 1927.
Ernesto Mancari appena nominato Commissario Prefettizio si mise all’opera, del resto è l’uomo giusto al posto giusto, conosce le urgenze, le vive tutti i giorni. Identifica le priorità ma s’interessa di ogni necessità, fa compilare il Regolamento edilizio approvato dalla Giunta Provinciale il 18 febbraio 1926 e conferma l’incarico dato nel 1920 dal Comune di Naso all’Ing. Aurelio Ferrari per progettare l’acquedotto e la fogna di Capo d’Orlando.
Adesso bisogna accelerare e portare a completamento il progetto per ricevere i fondi necessari. Facile a dirsi, ma questo implica che il professionista debba effettuare dei sopralluoghi, con l’evidente necessità di rimborsargli le giuste spettanze, ma viste le difficoltà finanziarie del neo Comune orlandino, in cogestione finanziaria con quello di Naso, tutto diventa più complicato. Niente paura, il Mancari si sostituisce all’amministrazione anticipando la somma di 200 mila lire per il sopralluogo svolto alla sorgiva dell’acquedotto. Con questa deliberazione del 21 dicembre 1925 il Comune rimborsa il Mancari.
Per avere un’idea della Capo d’Orlando del 1925, possiamo avvalerci di alcune foto che danno il senso reale di che cosa sia il centro abitato. La piazza Duca degli Abruzzi è solo uno spazio aperto e polveroso. Tutto il costruito da l’idea della spontaneità, a tratti caotico, una vasta piana è lo sfondo della borgata.
Le strade hanno bisogno di manutenzione, viene presentato un progetto già nel 1925 per la cilindratura che proseguirà però molto a rilento nel suo iter di finanziamento.
Bisogna fare e con urgenza, la borgata ha bisogno di operatività, il 6 marzo del 1926 viene affidato al geometra Del Castillo l’incarico per la redazione di un P.R.G., con il preciso mandato di ampliare l’attuale centro abitato, progettare nuove strade e con il rettifico parziale dell’abitato vecchio.
A Capo d’Orlando è tutto precario, anche gli uffici sono approntati con rapidità, tanto che l’inaugurazione del 27 settembre viene predisposto in un edificio civile, non potrebbe essere altrimenti. Questo implica che la casa comunale sia presa in affitto. Con delibera del Commissario Prefettizio, il 3 aprile 1926 e per tutto l’anno viene stanziato a titolo di fitto la somma di 2400 lire a favore di Ricciardi Ignazio, proprietario dell’immobile. Successivamente venne richiesta una stima al Genio Civile per l’acquisto, ma la relazione non diede parere favorevole, trovando l’immobile troppo piccolo per le esigenze di un comune che stava ampliandosi.
Il 16 gennaio 1926, viene fatta la richiesta di una stazione dei Regi Carabinieri. La borgata era dotata fin dal 1911 di un posto fisso ma che nel 1926 risultava insufficiente per l’attività di Polizia, tanto che giungevano continue lamentele per i tanti furti rimasti impuniti, oltre che per la dolorosa impressione del recente furto della Madonna di Capo d’Orlando. Ad oggi è l’unico documento pubblico che riporta con sentimento l’accaduto.
Il 16 giugno 1926, il Comune viene inserito nell’elenco dei centri danneggiati dal terremoto. Tale beneficio fa sì che si debba designare un Podestà. Il Mancari viene subito segnalato come il più capace a ricoprire questo ruolo.
Questa importante novità non distrae il Mancari dalla sua opera di modernizzazione di Capo d’Orlando.
Si cerca di dare risposte ai tanti disagi, così l’11 settembre del 1926, si chiede al Genio Civile che venga redatto un progetto per la difesa dell’abitato dal mare. Le caratteristiche del centro, costruito vicino al mare, sia per ragioni di spazio oltre che di opportunità, lo esponevano durante le mareggiate dei mesi invernali alla forza delle onde. Facendo suo il problema, Ernesto Mancari cercò di risolverlo interloquendo con gli organi nazionali per la pronta risoluzione attraverso un progetto di frangimare a difesa dell’abitato.
Dopo meno di una settimana, il 18 settembre 1926, si chiede al governo nazionale la costruzione di un porto in zona porticello dietro il colle. Capo d’Orlando disponeva in passato di due approdi, uno davanti al centro abitato e l’altro nella baia di San Gregorio. Il postale e le imbarcazioni che commerciavano con le Isole Eolie, scaricavano sulla vasta spiaggia orlandina grossi quantitativi di materiali, oltre che vi si trovavano anche quelle in attesa di essere inviate. Ma dal 1893 con l’apertura della nuova stazione di Capo d’Orlando gli spostamenti avvenivano ormai via terra con il treno e quindi progressivamente le corse bisettimanali del postale vengono a terminare. Con questa richiesta si cerca di ridare slancio ai commerci marittimi e alla marineria di pescatori. E’ interessante rilevare l’informazione presente che rimanda alla zona come già prescelta durante la grande guerra del 15/18 a sede di batterie antisommergibile.
I frutti del lavoro di Mancari s’incominciano a vedere. Il volto di Capo d’Orlando cambia, comincia a prendere forma la piazza Duca degli Abruzzi che accoglierà quanti frequentano la borgata. Vengono avviati i lavori di pavimentazione, sono piantati i primi alberi. Adesso qui si concentrano tutte le attività cittadine, si socializza durante la settimana e nei giorni di festa. Sulla piazza e le sue vicinanze si svolge il mercato, la festa della Madonna, sono presenti il Comune, l’hotel Central, la farmacia e successivamente anche la casa del Fascio. Contemporaneamente grazie al regolamento edilizio, con il concorso dei proprietari fronteggianti le strade, si provvede alla costruzione dei marciapiedi. La via Colombo, la via Saint Bon e la via Tripoli, ricevono le giuste attenzione, così nel 1927 s’incomincia a cilindrare anche le vie secondarie, con la realizzazione delle relative cunette.
La nomina di Mancari a Podestà porta la data del 3 aprile 1927. Dopo la lettera ricevuta in data 20 luglio 1926, incredibilmente qualche mugugno in seno alla società orlandina si manifesta. Non tutti sono convinti della scelta, qualcun altro, in maniera legittima sembra aspirare a quella carica. L’investitura politica, voluta e perorata dal segretario politico locale, Cono Micale Alberti, non va giù. Il Capo Manipolo della M. V. S. N. Sgrò Giuseppe, si propone come alternativa al Mancari. Sgrò faceva valere la sua adesione al P.N.F. fin dalla prima ora, mentre il Mancari, secondo i rapporti dei Regi Carabinieri, ancora non aveva aderito. Ma tant’è che l’apprezzamento del lavoro svolto portano alla designazione del Mancari a Podestà e alla conseguente esclusione dello Sgrò.
La quotidiana azione amministrativa continua frenetica, niente sembra distrarre l’opera di civilizzazione del neo Comune. Ma mancano i fondi, molte delle richieste già fatte non si trasformano in progetti. I lavori già avviati come quelli in piazza Duca degli Abruzzi, rischiano di rimanere in sospeso per mancanza di fondi. Con grande spirito d’altruismo, il Mancari individua la soluzione: con determina del 7 di maggio 1927, le somme dell’indennità di Mancari, vengono usate per i lavori di sistemazione stradale e di piazze. La rinuncia delle spettanze va dal 7-11-1925 al 31-12-1926 per un importo di 12.300 lire. Le strade buie, o scarsamente illuminate vengono dotate di illuminazione a petrolio con un accordo, definito vantaggioso, grazie all’offerta del sig. Minciullo Antonino.
Lo sviluppo urbano procede spedito, la piazza fontana spazio fondamentale per il raccordo con la piazza della stazione attraverso la via obliqua, viene interessata da alcuni espropri che tendono a regolarizzarne la forma. Gli espropri di terreni e fabbricati resero possibile nel 1931, il prolungamento del corso Andrea Doria, rinominato Vittorio Veneto. Tali provvedimenti però si trasformarono in cause che si protrassero fino al 1934 anno della loro definizione. La piazza fontana, così chiamata per via di un abbeveratoio presente, risultò centrale nell’espansione urbana, tanto che si decise di dotarla di un progetto, redatto dall’ing. Baratta che prevedeva la realizzazione di una torre con orologio, alta 16 metri, con fontana alla base. La spesa di costruzione, fin dal 1928, poteva contare sul 3600 lire di donazioni di cittadini residenti all’estero, il resto della somma che era pari a 41000 lire, venne accantonata dagli avanzi di Amministrazione per gli anni 1929 e 1930. Non conosciamo i motivi che portarono all’abbandono del progetto, rimanendo ferma la volontà e l’impegno del Comune a realizzazione la piazza che adesso si chiama Littorio.
Con l’apertura di nuove strade, si pone il problema di denominarle, così il 10 luglio 1930, il Podestà procede alla loro intitolazione. Su due uomini è particolarmente attento, sono l’avv. Luigi Letizia e l’avv. Nino Mancari. A loro come ultimo atto di gratitudine per quanto fatto per la Capo d’Orlando, s’intitolano due vie. La motivazione è la seguente, Ritenuto che nella denominazione delle strade…è stato tenuto il criterio di dare alle strade nomi che trovano riscontro negli avvenimenti dell’ultima guerra e della rivoluzione fascista e che si aggiunse le persone sapienti, ai cui nomi sono stati intitolati talune strade hanno meriti nazionali ben noti per cui è superfluo qualsiasi dimostrazione.
Considerato per quanto riguarda la denominazione delle strade che nell’elenco suddetto sono state intitolate ai nomi Luigi Letizia e Nino Mancari:
1) L’avv. Luigi Letizia, morto nel terremoto di Messina il 28 dicembre 1908 e che occupò per lungo tempo cariche pubbliche; manifestò sempre amore per Capo d’Orlando, spiegando opera proficua per la soluzione dei suoi problemi.
2) L’avv. Nino Mancari, morto pure nel terremoto di Messina, a 22 anni, esplicò opera appassionata di redenzione morale e materiale di Capo d’Orlando, interessandosi con fervore dai problemi cittadini ed essendosi trasferitosi a Messina anche durante le feste natalazie per occuparsi della pratica del piano della fiera, trovò la morte nel terremoto del 28 dicembre 1908.
Ritenuto pertanto che assieme alle persone di risonanza Nazionale sia doveroso ricordare i suddetti cittadini, decessi da oltre 10 anni.
Le conseguenze nel post nomina a Podestà furono minime, la contrapposizione sociale sembra limitarsi all’ambito politico, ma in realtà qualcosa ancora cova. Il Capo manipolo Sgrò, poco soddisfatto per il mancato incarico, puntò le sue attenzioni sulla poltrona del Segretario politico della sede locale, Cono Micale Alberti, che tanto si era speso per la nomina del Mancari. La costanza dello Sgrò e le sue azioni di disturbo sortirono l’effetto sperato. Nel marzo del 1929, le pressioni politiche a livello provinciale, spingono alle dimissioni il Micale. La successiva nomina a nuovo segretario politico è scontata e a nulla valgono le lettere del Mancari, lo Sgrò prevarrà, ma solo fino alla fine dell’anno. Di fatto a Capo d’Orlando incomincia la stagione dei veleni e delle lettere anonime contro il Mancari e i suoi più fidati amici.
E’ il 1931, dopo 5 anni d’intensa attività amministrativa il Mancari rassegna le dimissioni dalla carica di Podestà. Un lungo periodo caratterizzato da un grande spirito d’abnegazione verso il paese, anni che lasciano un grande rammarico nell’animo del Mancari che così commenta in una lettera scritta inviata al Prefetto di Messina, Ho la coscienza d’aver servito con fede e passione il Regime e il mio Comune. Nel lasciare la carica di Podestà sento però il dovere di esprimere a V. E. il voto che si voglia porre fine una volta per sempre ad una situazione politica locale veramente incresciosa che, tra la indignazione, la meraviglia ed il dispiacere di tutti gli onesti, si trascina da circa tre anni, essendo stata creata nel giugno del 1928 per mera vendetta personale. […] Io mi sono cooperato appunto, durante tale triste periodo, di far tenere lontana e distinta l’idea di personalismi più o meno volgari. […] E’ necessario che il Partito e le organizzazioni dipendenti in Capo d’Orlando siano affidati a persone oneste oltreché capaci e fedeli. […] Ora a Capo d’Orlando, mentre nella Amministrazione del Comune, lo dico con vanto, la giustizia ha regnato sovrana, nel Partito essa viene volgarmente offesa.
L’incarico a Ispettore di zona del sindacato fascista dei lavoratori, mai accettato pienamente, ma solo per atto di servizio verso il Partito, gli procurerà solo problemi. Le lettere anonime inviate agli organi provinciali, che lo hanno accompagnato per gli ultimi tre anni, vergate con continue calunnie, il mancato sostegno dagli organi politici provinciali contro gli attacchi provenienti dal Podestà Germanà di Brolo, le riunioni segrete contro di lui a Brolo, lo hanno sfiancato nello spirito e nel corpo. Finisce così un’era politica, che avrà più i connotati paternalistici e di amor patrio verso il nuovo Comune e il suo popolo che la dimensione politica, che risulterà secondaria e di supporto all’azione amministrativa del Mancari.
La società civile di Capo d’Orlando non farà mancare il sostegno a Mancari, non accettando le dimissioni. Tali dimostrazioni di stima e apprezzamento per il lavoro svolto avverranno già il giorno dopo le dimissioni. Il 22 aprile, circa cento persone si riuniranno in piazza Littorio per protestare vivamente contro le dimissioni dell’avv. Mancari e chiedendo a gran voce al Prefetto di Messina di respingerle.
Il 30 aprile ben millecinquecento persone con musica, si recano alla stazione per rendere omaggio ad Ernesto Mancari che parte per il viaggio di nozze. Secondo le autorità è l’ultimo estremo tentativo degli orlandini per persuadere il Mancari a ripensarci e a continuare con la carica di Podestà. Ma ormai è tutto inutile, la decisione è stata presa e la alte sfere politiche provinciali e nazionali le hanno accettate.
Il 2 maggio il Prefetto riceve la relazione podestarile dei primi cinque anni di sua gestione, si chiude così l’impegno amministrativo di Ernesto Mancari.
Ma chi pensa ad una resa sbaglia, ora Ernesto Mancari ha le mani libere, può contrattaccare.
Per tutta risposta il Partito Nazionale Fascista in data 30 maggio 1931 in una missiva ad oggetto Situazione di Capo d’Orlando, autorizza il procedimento disciplinare a carico del Mancari, dato che egli è già dimissionario dalla carica di Podestà. Ritengo che in conseguenza alla superiori decisioni la E. V. possa provvedere alla sostituzione del Podestà di Capo d’Orlando.
A Capo d’Orlando però non si trovano figure che siano all’altezza del compito. Viene chiesto all’avvocato Martino Taviano di S. Angelo di Brolo di ricoprire la reggenza straordinaria dell’Amministrazione, ma per motivi di lavoro e familiari rinuncia. A questo punto la scelta ricade sul Capitano in pensione dei R.R. C.C. Cav. Giuseppe Di Blasi, che accetta. Il nuovo Commissario Prefettizio oltre che a mal amministrare l’ente pubblico, s’incaponirà in cause civili, ereditate dalla passata amministrazione e intentate dai proprietari avverse agli espropri del Comune nella realizzazione della piazza Littorio. Ingaggerà una battaglia personale contro Mancari e i suoi più stretti amici e collaboratori o simpatizzanti. Tale periodo da giugno del 1931 a giugno del 1933, verrà definito dall’ex Podestà Mancari come il momento della S-Mancarizzazione del Comune di Capo d’Orlando e della sua società civile. Nella sua relazione di fine mandato, inviata al Prefetto di Messina, il Di Blasi esalta l’ordine e l’efficienza della macchina pubblica sotto il suo operato. Elenca quanto fatto e i risultati raggiunti, ritenendosi soddisfatto per l’apprezzamento degli orlandini che manifestano dispiacere per la sua sostituzione. Peccato che questo cozzerà con quanto dichiarato dal suo successore, quando anche lui invierà la relazione al Prefetto, ma andiamo con ordine.
A giugno del 1933, avverrà il cambio del Commissario Prefettizio, ancora a Capo d’Orlando non si trova una figura di spessore che possa ricoprire l’incarico di Podestà e bisogna affidarsi a personale della Prefettura. La scelta cadrà su Gaetano Zulli, uomo di grande esperienza amministrativa. I suoi mesi di servizio dureranno fino a febbraio del 1934 e saranno caratterizzati da un deciso cronoprogramma di lavori da fare.
Nella sua relazione inviata al Prefetto e presente agli atti del Comune, si percepisce quanto fu necessario fare per riordinare il disastro lasciato dal Cav. Di Blasi, negli uffici regna l’anarchia, […] pratiche buttate alla rinfusa, oltre a parecchie liti pendenti. Così con soddisfazione riporta, Le ho definite tutte con evidente vantaggio del Comune.
Controversie risolte: causa civile Pasqualino Piccolo per usurpazione suolo privato adibito a piazza. Vertenza Carella Filippo per indennità di occupazione suolo per costruzione edificio municipale, strade e piazze adiacenti, solo per citare le più spinose.
Per quanto riguarda le opere pubbliche, aumento dell’acqua potabile per il centro e la frazione “Piana”, ancora classificata come zona malarica.
Velocizzazione dei lavori al nuovo palazzo municipale, fermi senza motivo a qualche metro dal suolo.
Acquisto dell’orologio con suoneria da installare sul palazzo comunale.
Realizzazione con le economie di bilancio della piazzetta con giardino a fianco del municipio.
Sollecito per le Opere di difesa dell’abitato con un progetto redatto dal Genio Civile.
Interessamento per la costruzione di una chiesa parrocchiale, essendo quella in funzione, Porto Salvo, di proprietà privata.
E’ con viva sorpresa che al momento della partenza il 26 febbraio del 1934 la piazza principale del paese era gremita […] Vollero gli orlandini dimostrarmi il loro dispiacere per la mia partenza e la loro soddisfazione per quanto per loro aveva operato. Fu una scena che mi commosse e che lascia nel mio animo grato ricordo della missione in Capo d’Orlando. Chiudo questa mia relazione con la soddisfazione di aver prestato tutta l’opera mia a favore della laboriosa popolazione di Capo d’Orlando e di aver contribuito, benché in minima parte, al miglioramento di questa incantevole cittadina.
Finisce così un periodo storico caratterizzato dallo sviluppo di un borgo che ha bisogno di crescere attraverso la programmazione urbana e la dotazione di servizi essenziali per i cittadini. Dal 1934 in poi comincia una nuova storia che racconteremo avviandoci a celebrare i 100 anni dell’Autonomia di Capo d’Orlando il 27 settembre del 2025.
Bibliografia
– Inchiesta parlamentare sulle condizioni dei contadini nelle provincie Meridionali e nella Sicilia, Vol. VI Sicilia, Roma Tipografia Nazionale, 1910
– Contro l’Autonomia di Capo d’Orlando, Naso 1923, Stabilimento Tipografico Eco di Messina
– Ingrillì –Trusso – Ravì – Librizzi “Capo d’Orlando, 1919-1926, L’Autonomia” Armenio editore 2018
– S. Sidoti Migliore “Storia Urbanistica di un territorio” Pungitopo 1981
– G. Minutoli “Capo d’Orlando, il palazzo municipale e la città” Edifir 2016
– Dr. Vincenzo Villapinta “Cronologia dello Stato e Contea di Naso” Trascrizione di Antonino Palazzolo, Pro Loco Naso
– Comune di Capo d’Orlando “I primi cinque anni di attività amministrativa” a cura del Podestà avv. Ernesto Mancari – Ind. Tip. “S. Cuore, Longo, Capo d’Orlando 1931
N.B. La figura 5 è contenuta nel libro di Giovanni Minutoli, “Capo d’Orlando il palazzo municipale e la città studi per la valorizzazione e il restauro”, Edifir 2016. La pianta è tratta all’interno dell’intervento di Gaetano Musarra “Annotazioni per l’analisi della vicenda urbanistica a pagg. 40-41.
La figura 10 è contenuta nel testo di Salvatore Sidoti Migliore, “Storia Urbanistica di un territorio, formazione di Naso e costituzione di Capo d’Orlando”, Tavole, Pungitopo editrice 1981
Le foto sono tratte da archivi privati e altre reperite in rete.
Fonti consultate presso Archivio Comune di Capo d’Orlando, Archivio di Stato di Messina, Archivio Storico del Comune di Naso.
La presente pubblicazione ha il solo carattere divulgativo e viene fornita in forma gratuita in occasione dell’anniversario dell’Autonomia di Capo d’Orlando, 27 settembre 2024.
















